La Rai è politicizzata o trasparente?
L’intervista inizia con la questione della pubblicazione degli stipendi dei presentatori Rai. Floris si dice personalmente favorevole anche se ricorda che quando l’inserimento dei compensi dei conduttori nei titoli di coda fu proposto dalla legge Brunetta, allora Ministro per la funzione pubblica, sorsero problemi in merito alla privacy perché la pubblicazione doveva riguardare necessariamente tutti gli altri collaboratori e tecnici.Alla domanda diretta “lei quanto guadagna?” Floris dice di non poter rispondere direttamente per contratto, per una questione di divulgabilità dati personali ma si conferma disponibile ad autorizzare la Rai a rendere pubblici i suoi dati sottolineando come peraltro siano già disponibili online. Il giornalista gli suggerisce la cifra di 500 mila euro l’anno che appare confermata (uno stipendio che Floris giudica equo considerando che alla Rai in termini di pubblicità Ballarò fa guadagnare circa 14 milioni l’anno).
L’argomento si sposta poi sul tema meritocrazia e raccomandazioni in Rai. Floris ribadisce di essere entrato in Rai per concorso ma Pattacini obietta che nella sua biografia su Wikipedia si parla di corso. L’arcano viene spiegato: Floris, tramite concorso (che ha selezionato una ventina di nomi cu circa 5 mila candidati), è stato ammesso al corso biennale di giornalismo a Perugia che dava di diritto accesso alla Rai. Pattacini pensa però a tutti i potenziali Floris che non possono permettersi di frequentare quel corso: Floris concorda sul fatto che il concorso sarebbe un metodo di selezione equo.
Floris fazioso? Lui fa la differenza tra l’uomo e il giornalista
Alla domanda “posso chiederle per chi ha votato?” Floris invoca la segretezza del voto sottolineando inoltre che sarebbe inopportuno per un giornalista schierarsi. Lui precisa di non essere mai stato iscritto a nessun partito. Dal sondaggio “il microfono di legno” in corso sul blog di Beppe Grillo il conduttore di Ballarò viene giudicato fazioso dall’87% dei votanti. Lui non si scompone e ricorda che nelle file di Forza Italia aveva raggiunto addirittura il 100% ma il fatto che lui e la sua trasmissione siano entrati in polemica con tutti i partiti o movimenti è una conferma della sua imparzialità.Floris paragona poi la parabola del Movimento 5 Stelle a quella di Forza Italia: come in tutti i movimenti neonati i nemici all’inizio sono tutti gli altri politici, poi si individua nella stampa un nemico comune.
E una polemica che, a suo dire, il M5S ha imparato presto, è quella contro la stampa che mette in risalto solo alcuni aspetti del partito di turno e non tutto quello che fa di buono. Pattacini fa notare che in merito al Movimento 5 Stelle si parla quasi solo di diaria e scontrini. Floris tira in ballo la natura libera di Ballarò rimandando gli approfondimenti a tv di partito o dei militanti e gli uffici stampa di partito o vicini al partito (ad esempio Il Giornale o L’Unità).
Il presentatore sardo ammette che i sondaggisti avevano sottovalutato il fenomeno Grillo. Poi ribadisce la sua stima a Pagnoncelli che “spesso ci azzecca”. Nessuna risposta diretta alla domanda “secondo lei il Movimento 5 Stelle è in calo?”. Pattacini prova a sottolineare che per parlare di “calo” manca il termine di riferimento visto che fino a pochi mesi fa i grilllini erano completamente ignorati.
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