lunedì 24 giugno 2013

Ragusa e a 5 stelle....

tratto da il fatto quotidiano...
Federico Piccitto, il candidato del Movimento 5 stelle a sindaco di Ragusa, ha vinto nettamente con il 70 per cento contro il 30 per cento del candidato di centrosinistra Giovanni Cosentini ex vicesindaco e vicino al governatore Rosario Crocetta. La città iblea si era fatta segnalare come l’unico Comune in cui il Movimento di Beppe Grillo era riuscito ad accedere al secondo turno alle amministrative siciliane. Piccitto, ingegnere, 37enne ha raccolto al primo turno il 15 per cento dei consensi, staccando un biglietto per il ballottaggio (leggi). Contro di lui Giovanni Cosentini, seguace di Totò Cuffaro prima, (a cui, per sua stessa ammissione, manda una lettera al mese, indirizzandola al carcere di Rebibbia dove l’ex presidente siciliano sta scontando una condanna a sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra” e di Rosario Crocetta poi, come candidato sindaco del “Megafono“, il partito personale del governatore. A sostenere Cosentini c’erano tutti, Pd, Udc, Pdl. Ma non è bastato: così, Piccitto, sostenuto solo da M5s e Sel, l’altro unico partito rimasto a fare opposizione in Parlamento, ha stravinto. “Ragusa è 5 Stelle! Federico Piccitto ha vinto e con lui tutti i cittadini ragusani”, ha commentato a caldo su Twitter Beppe Grillo.
Affluenza a picco in Sicilia. A poco più di un’ora dalla chiusura dei seggi, infatti, secondo i numeri diffusi dall’Ufficio elettorale della Regione siciliana, il dato complessivo della partecipazione è del 46,19% con un calo del 21,72%. Sedici i Comuni interessati dalla tornata elettorale, tra i quali tre capoluoghi: Messina, Ragusa e Siracusa. Il record negativo spetta proprio a quest’ultima dove si sono recati alle urne solo il 35% degli aventi diritto a fronte del 66,2% del primo turno, con un calo del 31,2%. Segno meno anche a Messina dove la contrazione è stata del 24,41% con solo il 45,81% di affluenza e a Ragusa, dove si sono recati alle urne il 49,10% con un calo del 14,39% rispetto al primo turno. Le operazioni di spoglio sono iniziate subito dopo la chiusura dei seggi e i risultati dovrebbero essere noti già in serata.
A Messina vince il candidato ‘no ponte’ Renato Accorinti. A Messina, con un bilancio disastroso e un anno di commissariamento con i quali fare i conti, vince il candidato ‘no ponte’ Renato Accorinti con il 52,86 per cento delle preferenze battendo il candidato Felice Calabrò sostenuto da Udc e Pd votato dal 47,14 per cento. Calabrò, sostenuto da Pd, Udc, Psi-Progressisti democratici, Megafono, Lista Crocetta, Democratici riformisti e le civiche Felici per Messina, Messina nuova e La farfalla, era stato il vincitore delle primarie.

domenica 16 giugno 2013

Scanzi : “Ai milioni di italiani che hanno votato M5S, della Gambaro non frega una beata mazza.”

                                                                               di Andrea Scanzi......
GAMBAROSarò volutamente brutale: alla stragrande maggioranza dei milioni di italiani che hanno votato M5S, della Gambaro non frega una beata mazza. Come non gliene fregava nulla della querelle-diaria o di tutte le baruffe pallosissime (e dannosissime) tra parlamentari.
Come ha ricordato ieri Marco Travaglio, nell’ennesimo editoriale che condivido integralmente, la situazione rimane questa: “Sappiamo bene che i neoeletti stanno imparando il mestiere di parlamentari; hanno presentato una ventina di disegni di legge e altri ne stanno preparando; le loro presenze in aula e in commissione superano largamente quelle degli altri gruppi; hanno rinunciato (unici nella storia) al finanziamento pubblico di 42 milioni di euro; hanno avviato (unici nella storia) le pratiche per dichiarare ineleggibile B.; han fatto approvare una mozione per consentire a chi avanza crediti dallo Stato di scalarli dalle caselle esattoriali; hanno appoggiato la proposta del Pd Giachetti per tornare al Mattarellum, ovviamente sabotata dal partito unico Pd-Pdl-Monti; hanno contestato assieme a Sel il golpetto del governo in Senato per aggirare l’articolo 138 della Costituzione.Ma tutto questo i milioni di italiani che s’informano (si fa per dire) dai camerieri del potere non lo sanno. Da quando gli usurpatori hanno osato metter piede nel Palazzo, le guardie del corpo dei partiti e dei loro padroni dipingono M5S come un covo d’incompetenti sfaccendati e teleguidati che passano il tempo a litigare, epurare, espellere, o a parlare di scontrini, mentre Grillo e Casaleggio fanno soldi a palate”.

Ecco il punto: al netto degli errori, che ci sono stati e che chiunque dotato di onestà intellettuale dovrebbe ricordare, il M5S è l’unica (o quasi) forza a combattere certe battaglie. Ma queste battaglie non vengono raccontate da gran parte dei media. Proprio per questo la vicenda Gambaro è esattamente ciò che vogliono casta e stampa; ed è esattamente ciò che non vuole l’elettore M5S.

Se qualcuno viola le regole, tipo il Folgorato Dalla D’Urso, venga allontanato, come capita ovunque (ma se capita nel Pd non fa notizia). Se qualcuno si sfoga, come la Gambaro, sticazzi: parlatene tra voi, non ha infranto nessuna regola (ha fatto un errore politico, che è cosa diversa). Senza Beppe Grillo il M5S avrebbe preso lo 0.1%, anzi neanche sarebbe mai nato; ma Grillo non può “bannare” chiunque osi criticarlo (è il Parlamento, non un profilo twitter). Se l’è presa per la Gambaro? Le telefoni, la mandi affanculo. Non ce ne frega una beata mazza. Il dissenso esiste e deve esistere. Grillo fa cazzate come tutti. Se ne faccia una ragione.

Basta con questa faida tra yes-(wo)men pedanti e teneri favietti salsati di ritorno (“Movimento Cinque Polli”, diceva ieri sempre Travaglio). Più fate così, più regalate gioie a chi vi odia. Se questo scazzo gigantesco vi serve per serrare le fila, bene. Poi però basta.

Questi harakiri se li può permettere il Pd, che vive di harakiri puntualmente giustificati dai media (e da molti suoi stessi elettori); se li può permettere il Pdl, che non è un partito ma un esercito di Silvio.

Se li possono permettere Monti e Lega, che ormai non esistono più. Voi no. Voi non potete permettervelo.

Siete stati votati per contribuire al cambiamento, non per farci sapere che a Crimi la Gambaro sta sulle palle. Fatevi grandi e smettetela di litigare come all’asilo.
Andrea Scanzi

venerdì 14 giugno 2013

Finalmente si passa dalle chiacchiere ai FATTI..."Il governo conferma:no al rinvio Imu e si all'aumento dell'Iva"

Aumenta l'Iva, no rinvio Imu

L'eliminazione dell'Imu e lo stop all'aumento dell'Iva costerebbero complessivamente 8 miliardi di euro, risorse che "al momento non sono rinvenibili". Lo ha ribadito ieri il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, nel corso del question time al Senato. Un intervento netto, che mette le carte sul tavolo del governo: se l'Imu "dovesse essere eliminata - ha spiegato il ministro - comporterebbe un onere di finanziamento di 4 miliardi l'anno che, se si aggiungono ai 4 miliardi per l'Iva, fanno ipotizzare la necessità di interventi di tipo compensativo di estrema severità che al momento attuale non sono rinvenibili".
Saccomanni ha poi spiegato che sull'aumento dell'Iva che scatterà a luglio il governo sta lavorando per eliminare l'incremento o in alternativa per rinviare per un periodo di tre mesi. "Tra le alternative allo studio - ha riferito - ci sono l'eliminazione di 1 punto di aumento che implica la necessità di trovare 2 miliardi di euro e un finanziamento di 4 miliardi per ciascuno degli anni successivi. Sono all'esame anche possibilità di rinviarla di 3 mesi o di un periodo di tempo più lungo che consenta di guardare con più chiarezza all'evoluzione della situazione economica".
E se il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha provato a rassicurare tutti che "sull'Iva la maggioranza resterà unita", spiccano le parole del 'titolare' dell'Ambiente, Andrea Orlando, che ad Omnibus, su La 7, ha spiegato: "Il punto di partenza di Saccomanni è oggettivo perché c'è una situazione di difficoltà. Però credo che tutti gli sforzi che si possono compiere per scongiurare l'aumento dell'Iva vadano fatti". Detto ciò, resta il dato che "l'aumento dell'Iva non sarebbe una scelta di questo Governo ma un automatismo deciso da quello precedente. Ora si tratta di andare a individuare ulteriori risorse. Ma il punto di Saccomanni è quello di partenza, si tratta di vedere se riusciamo a costruire un punto di arrivo".
DAMIANO (PD). "Tutti siamo d'accordo che l'Iva non andrebbe aumentata e che la tassa sulla prima casa dovrebbe essere modulata diversamente, esentando le famiglie a reddito medio basso. Ma, come ci ricorda il ministro Saccomanni, queste operazioni non sono a costo zero per i conti dello Stato: servirebbero, secondo le ultime stime, almeno otto miliardi". Lo afferma Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro della Camera, sottolineando che "è necessario, dunque, poiché le risorse sono limitate, operare interventi selettivi e mirati per affrontare e risolvere questa pluralità di problemi". Damiano quindi ricorda che "non siamo ancora usciti dalla crisi, purtroppo" e che dunque "resta fondamentale saper scegliere le priorità". E, come ha più volte detto anche il Presidente del Consiglio Enrico Letta, "il lavoro è il tema numero uno per questo paese: dobbiamo ridurre il cuneo fiscale per agevolare le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani e degli ultra cinquantenni, e migliorare le normative del mercato del lavoro".
LA PROPOSTA DEL PD E LA RISPOSTA DEL PDL - Stoppare l'Iva per sei mesi (il costo è 2 miliardi) e tagliare l'Imu solo alle fasce deboli (altri 2 miliardi). I "falchi" del Pdl però non ci stanno - "non è abbastanza" - e hanno incalzato Saccomanni a trovare le risorse per tutto in un dibattito che rientra anche nel braccio di ferro interno al partito con l'ala governativa. Il ministro ha comunque indicato che per coprire queste nuove spese si opererà "essenzialmente attraverso una revisione strutturale dei meccanismi di spesa ed attaccando il capitolo delle agevolazioni di carattere fiscale". Cioè verrà ripreso il Rapporto della Commissione guidata da Vieri Ceriani che ha censito circa 720 diversi tipi di detrazioni fiscali, che comportano una riduzione del prelievo di 254 miliardi. Tra esse ci sono agevolazioni che riguardano le famiglie e sono quindi intangibili, ma l'intenzione è trovare quelle che possono oggi essere considerate superate e dalle quali trovare altri miliardi.


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Denuncia 5 stelle "tentativi di compravendita di parlamentari" reazioni....

tratto da il fatto quotidiano...
Un piano di compravendita ”politica e morale” dei deputati Cinque Stelle. E’ la denuncia del capogruppo del Movimento alla Camera, Riccardo Nuti. Un’operazione che dovrebbe in prima battuta spaccare i gruppi parlamentari “grillini”. Ma che potrebbe avere un effetto domino anche sul governo perché un’eventuale fuoriuscita di deputati e senatori potrebbe far allentare il nodo delle larghe intese e far voltare il Pd e il resto del centrosinistra verso una maggioranza diversa da quella attuale (mal sopportata da una parte del partito). “Il livello di attacco al M5S si è alzato e mira diritto al cuore del Movimento” dichiara Nuti che parla di un progetto di acquisizione “morale e politica dei nostri parlamentari”. Ma per forza di cose questo aspetto si intreccia con la questione di Adele Gambaro che lunedì prossimo, secondo le agenzie di stampa, verrà deferita al giudizio dei collegi per aver criticato l’operato di Beppe Grillo.
Nuti parla di una sorta di mandanti del piano di compravendita: “Personaggi – afferma Nuti – che nutrono rancore per il M5S e per Beppe”. Nel mirino di questi “mandanti” quelli – tra i 5 Stelle – che “con la scusa della ‘libertà di critica’, già indagano su quanti soldi pubblici gli spetterebbero” se formassero un nuovo gruppo. “Stanno cercando di spaccare il movimento sia alla Camera che al Senato, ma al Senato la situazione è più delicata” spiega il capogruppo della Camera. Lì il gruppo dei ‘dissidenti’ – anche se la parola fa saltare sulla sedia qualunque senatore – pare più organizzato: ha fatto muro per proteggere la Gambaro. E’ un gruppo nutrito che, secondo l’Ansa, come base ha i 15 senatori che in occasione dell’indicazione del candidato alla loro presidenza hanno votato per Lorenzo Battista proprio colui che oggi al Corriere della Sera ha avvertito: “Se cacciano la Gambaro, me ne vado anch’io”.
Sostegno da Crimi e Lombardi, ma Giarrusso: “O va in Procura o venga espulso”
Ma il fatto che all’interno dei due gruppi parlamentari le cose non vadano proprio tutte lisce è confermato anche dalle reazioni alle parole di Nuti. Da una parte, infatti, le dichiarazioni del nuovo capogruppo sono accolte in pieno dall’ex capogruppo a Montecitorio Roberta Lombardi (“Giù le mani dal Movimento. Non avremo paura di denunciare tutto. Tutto”) e dal capogruppo uscente al Senato Vito Crimi: “La compravendita di deputati è una pratica vecchissima alla quale neppure noi siamo immuni. Il pericolo di una vera e propria compravendita lo vedo più alla Camera” (in questo smentendo in parte anche lo stesso Nuti che aveva parlato di situazione “delicata” a Palazzo Madama). Ma per contro ci sono anche le repliche un po’ rigide di altri colleghi. Per esempio il deputato Alessio Tacconi, che in passato era già finito nelle liste (vere o presunte) dei dissidenti per aver espresso alcune opinioni critiche. Tacconi twitta parole che di fatto vanno contro quelle sostenute dal suo capogruppo: “Nessuna compravendita in atto. Queste dichiarazioni sono volte solo a distogliere dal merito della questione” scrive. Ma è un crescendo. Perché prima a parlare è il senatore Francesco Campanella che attraverso facebook scrive: “A quanto pare ci sono notizie certe. Vorremmo conoscere i nomi. O dimostrano che non è vero oppure non ci rappresentano. Abbiamo speso tempo e sudore per fare politica senza soldi”. Parole simili a quelle di Ettore Rosato (Pd): “Fate i nomi di chi avrebbe provato a comperare i vostri parlamentari”. E poi in serata la presa di posizione, per certi versi sorprendente, di Mario Michele Giarrusso: “Se Nuti ha notizia di una compravendita è suo dovere andare in Procura – spiega – Altrimenti sono fatti inventati e mi troverei costretto a chiedere la sua espulsione perché così si sta diffamando il Movimento”.
Le accuse di scouting a Civati
I piani di “destabilizzazione” sarebbero di natura diversa. E’ un fatto che il primo ad essere preso di mira è il democratico Pippo Civati. Lui “dialoga” alla Camera con i 5 Stelle da epoca non sospetta e il suo progetto di cambiamento guarda al gruppo nella sua interezza, come quando ha tifato per l’elezione a presidente della Repubblica di Stefano Rodotà. Contro di lui si è mosso anche uno dei responsabili comunicazione dei gruppi parlamentari del Movimento, Daniele Martinelli, che lo ha definito lo “scilipotatore” del M5S. Anche lo stesso Crimi lo mette nel mirino e apre la pagina del Corriere della Sera in cui Civati afferma di cercare il dialogo e di non volere fare “scouting”. “Excusatio non petita…” ironizza Crimi.
Ma al Senato la questione è diversa. Lì, secondo quanto si cerca di ricostruire in queste ore, il progetto sarebbe quello di costituire un nuovo gruppo che qualcuno, ironizzando, chiama dei “Sei pianetini”. Una nuova formazione che nascerebbe con l’aiuto di Sonia Alfano e che guarderebbe a Luigi de Magistris e a quel che resta della “sinistra sinistra” di Antonio Ingroia. Nuti non esclude che dietro queste “compravendite” ci sia un piano per cambiare la compagine di governo: “Leggendo i giornali mi sembra la cosa più probabile” ammette. E anche Crimi ci tiene a distinguere la situazione di Camera e Senato dove “la questione è un po’ diversa”.
Caso Gambaro, Crimi: “Mai più tollerate azioni lesive del M5s”
Di certo il muro contro muro sul caso Gambaro non facilita questa situazione o comunque conferma l’aria che tira. Lunedì, in occasione della riunione congiunta per valutare l’espulsione della senatrice Gambaro, i presunti dissidenti potrebbero dare prova della potenza di fuoco. L’Ansa calcola che alla Camera, in proporzione, il numero sarebbe inferiore, ma raggiungerebbe almeno la decina di deputati. Sarà un appuntamento in cui si farà la conta anche se i senatori tenteranno fino all’ultimo di di bloccare il “processo” alla Gambaro: già nella giornata di venerdì qualcuno ha tentato di organizzare una “pre riunione” informale (che poi è saltata forse a lunedì mattina). “Le espulsioni non mi piacciono e sono pericolose – sbotta un senatore tra i promotori dell’incontro – per evitarle ci sono contatti anche con colleghi della Camera. Speriamo di farcela perché sarebbe proprio un peccato andare in quella direzione”. E a chi chiede se avranno possibilità di farcela risponde: “E sennò non saremmo qui…”.
D’altra parte proprio Crimi sembra inflessibile: “Il caso della senatrice Gambaro è solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Azioni lesive del movimento non saranno più tollerate”. Come Crimi la pensano anche altri: ”E’ molto grave quello che ha fatto la senatrice Gambaro”, in un giorno “che per noi doveva essere di festa, con l’elezione del neo capogruppo, lei ha spostato l’attenzione sul gossip e il pettegolezzo. Mi sembra strano, francamente, che ogni volta che c’è qualcosa di positivo per noi si tenta di spostare l’attenzione su altro” dichiara il senatore Sergio Puglia
Battista: “Se la cacciano, me ne vado anch’io”
Ma, appunto, le posizioni sulla questione della senatrice emiliana si differenziano all’interno dei due gruppi parlamentari. Anche di parecchio se è vero che il senatore Lorenzo Battista al Corriere della Sera usa parole chiare: “Se la cacciano, me ne vado anch’io”. E incalza con alcune domande retoriche: “Cosa vuol dire sostenere che si è messa contro il Movimento? Ha detto che è a favore delle centrali nucleari? Ha votato un provvedimento contro il gruppo? Niente di tutto questo e allora? E’ incredibile. E poi Morra doveva essere il capogruppo di tutti, non mi sembra che lo sia. Aveva detto che siamo 53 fratelli. Bene, io non voto l’espulsione di mio fratello”. Poi la provocazione: “Introduciamo nel nostro codice di comportamento il reato di parlare male di Grillo. Dai, ora stiamo davvero esagerando”. E sul rapporto con il leader, Battista è stato chiaro: “Vorrei averlo qui di fronte a me e dirglielo: di cosa parla la stampa da tre giorni? Perché non scrivi post sulle attività dei parlamentari? Non capisci che così oscuri il nostro lavoro?”. Infine la previsione: “Se vanno avanti così – insiste – è chiaro che c’è un pericolo reale di spaccatura del Movimento“.
E con Roberto Cotti, altro Cinque Stelle che siede a Palazzo Madama, emerge pure una “terza via”: “Io penso che Gambaro non sarà espulsa – dichiara a Repubblica – Non condivido quanto detto da Adele, ma non per questo penso che debba essere espulsa”. Cotti aggiunge che se non “l’unanimità” comunque “diversi” tra i senatori del Movimento “ritengono che non vada espulsa”: “Non sono un dissidente – sottolinea – sono nel movimento e mi sento in linea con il movimento”. Per Cotti nemmeno i deputati voteranno in massa l’espulsione: questa eventualità, precisa, “provocherebbe una rottura molto grave, quasi irrecuperabile tra i due gruppi”. Il senatore non vuole parlare dei post di Beppe Grillo: “noi discutiamo in assemblea e non voglio che si alimenti un processo polemico. Parlate piuttosto delle cose che facciamo in Parlamento”.
Il capogruppo Morra: “Grillo merita rispetto”
Ma, sia pure con toni più morbidi rispetto a quelli di Nuti, anche il capogruppo al Senato Nicola Morra tiene il punto: “Grillo merita rispetto e noi pensiamo che se ci sono delle cose da dirgli lo si può fare anche con rispetto e gratitudine per il lavoro che sta facendo per il Movimento”. Tuttavia precisa: “Noi pensiamo che si debba continuare a riflettere e attendiamo che la senatrice Gambaro si spieghi. Anche oggi abbiamo discusso della necessità di continuare a ragionare un po’”. “A noi piace confrontarci – spiega – anche per cercare una ricomposizione. Anche oggi ci siamo confrontati per cercare di capire per quale ragione la senatrice Gambaro sia arrivata ad esprimere le sue dichiarazioni”. Ma al termine “espulsione” Morra precisa: “In altri partiti si espelle. Noi pensiamo che si debba passare ad una riflessione approfondita. Attendiamo che la senatrice si spieghi anche perché oggi non è qui perché ha chiesto di non essere disturbata per qualche giorno. Se stiamo qui a ragionare è perché vogliamo capire bene”. Il gruppo Cinque Stelle del Senato, come si ricorderà, ha espulso Marino Mastrangeli “colpevole” di aver partecipato ad alcuni talk show (in violazione del regolamento sottoscritto dai parlamentari). Lo stesso Mastrangeli, peraltro, ha raccontato al fattoquotidiano.it di aver ricevuto nelle ultime settimane continue richieste dagli ex colleghi per rientrare nel gruppo.

giovedì 13 giugno 2013

Roberto Fico dalla Gruber nella trasmissione Ottoemezzo...

“Io rappresento tutti cittadini che vogliono che il Parlamento funzioni e quindi se il Parlamento non funziona non sto rappresentando bene quei cittaini.
Noi siamo una Repubblica parlamentare e se c’è un Parlamento che non fa le leggi ma si fa solo la ratifica i decreti legge o dei disegni di legge un governo propone ed è sempre vincolante…

C’è questo partito unico del Parlamento diventa un lavoro un po discutere, non c’è condivisione di idee…

Io valgo insieme a tutto il gruppo parlamentare per tutte le persone che hanno votato ma non solo. Noi valiamo anche per tutte le persone che sono svincolate da interessi e che vogliono fare il bene comune del paese fuori da ogni tipo di interesse e noi lo siamo.
Il valore più alto oggi per fare politica è la libertà.”